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lavoro, orientamento

Apprendisti (e stregoni)

Qualche tempo fa avevamo parlato della possibilità ed opportunità di utilizzare lo strumento dello stage (o tirocinio) come forma di ingresso nel mondo del lavoro. C’è un’alternativa, regolamentata analiticamente dalla legge italiana, che è quella dell’apprendistato.  Come ha previsto nel 2003 la riforma Biagi l’apprendistato esiste sotto tre vesti diverse: l’apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione, l’apprendistato professionalizzante, l’apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione.

La finalità, per tutte e tre le forme, è la stessa: formare al meglio il futuro lavoratore attraverso un percorso che alterni l’insegnamento alla pratica sul campo. La distinzione semmai la si trova nell’obiettivo conclusivo che si può raggiungere nei tre casi. La notizia vera di questi giorni è che l’apprendistato, come scritto più dettagliatamente in questo articolo, ha visto un calo drastico dell’utilizzo come forma contrattuale passando, nelle Marche per esempio, da oltre 27mila contratti a meno di 15mila nel triennio 2007/2010.

Quali sono i motivi di questa debacle? Più di tutti la rigidità contrattuale ed il fatto che c’è stato un abuso del suo alter-ego (lo stage appunto). Da notare però che l’apprendistato, sebbene sia una forma che lascia meno spazio alla flessibilità, riconosce e tutela maggiormente il lavoratore (che nel tirocinio si offre per un’opera che è quasi totalmente volontaristica spesso). Con la riforma sulla quale attualmente si sta discutendo si tenterà l’ardua impresa di coniugare queste due opposte esigenze.

Un motivo risolutivo potrebbe essere quello che deriva da una maggiore attenzione sull’obiettivo dell’apprendistato, concentrando maggiormente l’attenzione sulle finalità  di questo strumento e sulla spendibilità delle competenze che si acquisiscono alla fine del periodo. Con un occhio, ci permettiamo di dire, anche al mercato europeo dove anche coloro che escono da percorsi maggiormente professionalizzanti e meno teorici si dovranno confrontare.

L’apprendista è troppo spesso sottovalutato, soprattutto come potenziale investimento per le aziende. Su questo punto, forse, continuano ad essere di aiuto alcune favole per bambini nelle quali l’apprendista (stregone per esempio) alla fine riesce sempre a stupire il maestro. Qual è la vostra esperienza? Apprendisti o stregoni?

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